Just The Reverse

December 17, 2007

Aid al Adha. Fra Siria e Marocco

Filed under: Interazione,Religion — kymyk @ 7:32 pm

Dopo un lungo anno di pausa, l’attività del Blog riprende per una fase di rinormalizzazione e ristabilizzazione dei suoi contatti con gli ignari navigatori della rete.
Ignari è una parola inadatta in quanto si tratta di gente assai ben informata sugli innocui traffici e “strane usanze”, magari di ragazzi della Digos che non sanno come spendere il loro fatuo tempo al servizio dei cittadini, oppure di amici che ogni tanto controllano se vi è scritto qualcosa di “marocchineggiante”.

Si riprende quindi, proprio nelle vicinanze del Aid Al Adha in onore del montone/agnello/capra. Oppure, se siete affezionati particolarmente all’Asia Minore, in onore di mucche/vacche/tori/cammelli/dromedari. Già, lo stereotipo comune è che i musulmani sacrificano usualmente dei montoni/agnelli/capre durante l’Aid: non è vero! La rete è piena di video con macabre esecuzioni in piazza di cammelli che fanno davvero impressione, a prima vista. Ma è una celebrazione che, per quanto possa essere crudele, non è a scopo ludico e serve a sfamare diverse povere famiglie. Poi, cari miei lettori, quanti di voi si sono mai chiesti il processo produttivo che subisce la vostra deliziosa tagliata fiorentina, sul piatto appena scotta, quando la guardate armati di forchetta e coltello? A breve verrà pubblicato un sondaggio di cui si conosce già l’esito. Per cui, niente moralismi, anche perché l’”occidente ricco” è pieno di bestiame che non riesce nemmeno a consumare per intero, e che è responsabile di una importante fetta dell’effetto serra e dell’inquinamento a causa dei liquami (maiali, per esempio, che in Danimarca sono il triplo della popolazione) e delle flatulenze a base di metano. Inoltre, l’allevamento intensivo richiede un’altrettanta coltivazione intensiva dei terreni, con consumo pesante di acqua.

Dato che il Blog ha uno scopo principalmente informativo, verranno presi in considerazione due modelli familiari per la celebrazione del Aid Al Adha, opposti originariamente ma affini culturalmente: il modello Marocchino ed il modello Siriano. Ovviamente, stiamo parlando di famiglie che abitano nella Patania, in regola con le ordinanze anti sbandati emanate dai vari comuni lombardo-veneti che sono sentimentalmente dei crociati, metafisicamente incrociati con Sauron da cui traggono origine. Il che fa della Patania davvero una terra orribile in cui viverci.
In queste terre ostili vediamo un po’ come sopravvive questa tradizione legata all’Islam.

The Moroccan Family

I marocchini sono tendenzialmente tradizionalisti e preferirebbero vivere la festa come se stessero a casa loro: sveglia al mattino presto, preghiera del Aid non dopo le 8.30, spostamento verso una macelleria convenzionata oppure da qualche amico fortunato con giardino esterno protetto dagli “orchi”. Generalmente la giornata è strutturata diversamente per l’uomo e per la donna, poiché il maschio si occupa di uccidere e macellare l’animale nella mattinata; la femmina si occupa generalmente della cucina per tutto il pomeriggio. Ovviamente, non mancano i momenti di mutuo soccorso o scontro frontale, magari con apprezzamenti sulla macellazione da principiante (con gravi sprechi) o sulla cucina poco invitante (con gravi sprechi, lo stesso). La carne viene poi lasciata asciugare per un giorno, dopo il quale si conserva in freezer. La tradizione vuole che si consumi per prima la spalla destra dell’animale.
Alla fine, più che una festa, durante l’Aid la famiglia marocchina lavora in quanto non è banale la gestione di una carcassa di un montone/agnello/capra.
Ultimamente è in forte aumento il numero delle persone che preferiscono passare la giornata normalmente in fabbrica, poiché le scadenze delle consegne pre-natalizie richiede la presenza di tutti gli operai.

The Sirian Family

E’ ben noto che le famiglie siriane in Italia sono ben unite fra di loro e sono generalmente più altoclate e “dotte” di quelle marocchine. Il che si traduce in nessuna uccisione o spargimento di sangue, ma in una cena di gala fra amici siriani in un ristorante italiano. Ci sono ancora dei “residui” che celebrano la festa con l’uccisione, ma questi preferiscono spassarsela nella terra di origine, soprattutto in questo periodo in cui la festa è piuttosto vicina alle vacanze di Natale. La tendenza è ormai consolidata, soprattutto fra le nuove generazione. L’aspetto religioso si limita, quindi, alla preghiera mattutina ed alla donazione in beneficienza di una somma di denaro.
Troppo comodo…

Buon Aid a tutti!!!

February 23, 2007

Lo Stretto di Gibilterra

Filed under: Terra — kymyk @ 5:34 pm

Il momento più significativo per ogni emigrante marocchino è senz’altro il viaggio di ritorno a casa, che raggiunge il suo apice proprio durante la traversata dello Stretto di Gibilterra. Si tratta di una striscia di mare spesse volte attraversata e tormentata da correnti aeree e marine, da navi di guerra, petrolio, hashish ed immigrati; qualche volta è stata pure il luogo di memorabili scontri e di battaglie epiche. Come non ricordare Tariq bin Ziyad (طارق بن زياد), il leggendario condottiero berbero che ogni alunno marocchino studia sin dalla nascita, il simbolo del coraggio e dell’audacia, della determinazione e della lealtà che hanno conquistato la Spagna ed il Guerra di Guadalete cuore degli arabi con la citatissima frase: “أيّها الناس، أين المفر؟ البحرمن ورائكم، والعدوّ أمامكم، وليس لكم والله إلا الصدق والصبر ” («O gente! Dov’è la via di fuga? Il mare è dietro di voi ed il nemico davanti a voi. E non vi rimane, per Dio, se non verità e pazienza»).
Si tratta davvero di una striscia di mare densa di significati, cha ha rappresentato per tanto tempo il confine del mondo e la porta verso l’ignoto. Ha alimentato leggende ed avventure, ispirato viaggiatori, poeti e, ultimamente, anche ingegneri.

Il primo visionario ingegnere (in realtà un architetto che faceva l’ingegnere) che si era occupato dello Stretto di Gibilterra fu un tedesco nazista di nome Herman Sörgel, il quale aveva ben pensato di chiudere lo Stretto con una staudämme. Herman SörgelSiamo nel 1927, in forte fase di crescita economica ed onnipotenza scientifica, quando Sörgel presentò al mondo il suo progetto chiamato Atlantropa. Si tratta principalmente di una diga con centrale idroelettrica, da costruirsi sullo Stretto di Gibilterra, che avrà le seguenti funzioni e conseguenze (secondo il suo folle ideatore):

  • Abbassamento del livello del Mar Mediterraneo generale di 100 mt;
  • Con questo abbassamento è possibile creare un’altra diga fra la Sicilia e la Tunisia, dividendo così il Mediterraneo in due parti. Il settore di est verrà abbassato di ulteriori 100 mt, permettendo l’emersione di nuove terre abitabili;
  • Il mar Adriatico sparisce, e con esso il Mose, il Petrolchimico e Riomarin;
  • Fornitura all’Europa di importanti fonti di energia elettrica e terre da colonizzare;
  • Last but not least, dominio sull’Africa e sugli africani.

L’idea folle che tanto aveva impressionato gli scienziati ed i visionari negli anni ’30, decade per il disinteresse dei paesi coinvolti e non fu mai finanziata attivamente in modo da ingegnerizzarla. Ma era tanto fantascientifica che è stata ripresa da Gene Roddenberry in Star Trek: The Motion Picture. Chapeau ad Herman per l’idea e per aver sbagliato mestiere.

Accantonata l’idea di tombare il mediterraneo, i visionari di questo secolo non si sono ancora fermati di pensare ad un collegamento fra Europa ed Africa attraverso lo Stretto di Gibilterra. Ed hanno pure avanzato proposte concrete:

  • Un Ponte Sospeso;
  • Tunnel sottomarino.

Fra le due proposte, sicuramente la più ardita è il ponte sospeso in quanto si tratterebbe di costruire il ponte più grande della storia della scienza, con una campata sospesa lunga 5000m in balia del venticello che accarezza la zona. Per non parlare delle pile, gigantesche torri alte più di 1000m!!! In rete ho trovato articoli tecnici riguardanti il ponte, con studi aerolastici e proposte tecnologiche, fra le quali l’uso delle Fibre di Carbonio come elemento strutturale al posto dell’acciaio. Qui, sotto, è mostrata semplicemente una sezione progettuale usata per lo studio del comportamento aeroelastico delle campate di ponti di grande luce.

Ponte Sullo Stretto di Gibilterra

Un discorso diverso se lo merita il Tunnel di Gibilterra, progetto peraltro supportato e finanziato sia dal Marocco che dalla Spagna. Secondo il suo ideatore, l’ingegnere svizzero Lombardi, l’opera si snoda per 40km sotto lo stretto, seguendo sempre il fondale meno profondo. Il tunnel consentirà solamente il transito dei mezzi ferroviari in quanto non è possibile lo smaltimento dei fumi dentro una galleria di tale lunghezza e complessità.

Una volta costruito il tunnel di Gibilterra, la società che lo gestirà andrà in fallimento come la sua omologa “Eurotunnel”. I due governi non avranno soldi per il risanamento e abbandoneranno l’opera ai trafficanti di droga. Così, il tunnel di Gibilterra diverrà il non luogo di incontro fra domanda e offerta, fra tirannia e libertà, fra ricchezza e povertà. Nel tunnel, la gente finalmente vedrà la luce, sorriderà al vicino, parlerà diverse lingue. Sarà una eterna oasi perennemente annebbiata da hashish e cannabis. Sarà lo Zabriskie Point dell’Europa-Africa.

La gente vivrà in eterno, come il magnifico Tariq bin Ziyad.

La rete dà enfasi all’utopico progetto di Herman. Di seguito i links:

– Alcune immagini computerizzate dello scenario modificato;

Speciale di ZDF;

Libro su Atlantropa;

Sito di Architettura su Atlantropa;

Programma radiofonico in tedesco su Atlantropa, con interessanti interviste. (L’mp3 si trova in basso!)

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January 23, 2007

Amarcord

Filed under: Remembering — kymyk @ 3:13 pm

Chi si ricorda i tempi tumultuosi dei primi mesi del Governo Prodi I, rammenterà quali manifestazioni e quali stati d’animo scuotevano la piccola Italia chiamata, allora, ad una difficile sfida europea. La sconfitta della Destra alle elezioni politiche del 1996 aveva indotto i vari partiti di opposizione ad una riorganizzazione e, in “alcuni” casi, ad una vera e propria involuzione populista.
Il 15 settembre 1996 la Lega Nord, forte di un buon risultato in Veneto (30%) ed in Lombardia (25%), dichiarava l’indipendenza della Padania. L’08 gennaio 1997 usciva la prima edizione ufficiosa del quotidiano La Padania.
Sono passati poco più di dieci anni senza che nessuno festeggi?
Mi ricordo benissimo ai banchi di scuola, seconda superiore, di un compagno di classe che comprava le prime edizioni del quotidiano leghista per incollarli al muro, vicino al suo banco. Mi diceva che “xe tropi immigrati!”, “tessì ‘n bravo toso, ma xe tanti extracomunitari ke dejingue”… Era un idiota ma non era da biasimare perché non capiva un accidenti: era già stato “segato” due volte e l’ultima notizia di cui ho avuto, era che fosse stato arrestato per tentato furto… Anyway, secondo me, non è tanto idiota quanto il personaggio di cui vorrei parlare ora: Farouk Ramadan.
Farouk Ramadan è un medico “padano-siriano” di 58 anni, attualmente Consigliere Comunale del comune di Scandiano (RE). E’ stato “Ministro dell’Immigrazione” del Governo Provvisorio della Padania. Di lui poche persone conoscono l’esistenza ed il suo nome, spesso, saltava fuori per dire che la Lega Nord non era un partito xenofobo. Vediamo cosa la rete racconta.

1997 Ottobre – Elezioni per il “Parlamento della Padania” – Presenti anche le liste degli Immigrati per la Padania di Farouk Ramadan, AnarcoLibertari, Radicali di Pannella e la Lista di Nando Dalla Chiesa,Comunisti Padani. In provincia di Parma un gruppo di leghisti brucia i gazebo in segno di protesta contro la presenza della lista “Immigrati per la Padania” promossa da Farouk Ramadan , Ministro all’ immigrazione del governo ombra della Padania che vede in lista tunisini, marocchini, siriani, egiziani,senegalesi (la lista avra’ circa il 2% in Emilia tra i partecipanti alla manifestazione).Verranno espulsi su richiesta di Farouk Ramadan.

Ho fatto una ricerca su vari newsgroup, di cui un piccolissimo riassunto.

“2.I leghisti sono razzisti? Compresi i meridionali iscritti alla Lega? Compreso Farouk
Ramadan, medico siriano e Ministro per la immigrazione del Governo Provvisorio della Padania?”
Qui potete leggere per intero il suo programma.

Quello che segue ora, è un vecchio articolo preso dal quotidiano patano.
Una donna di cuneo scrive sconcertata:
“Sono una convinta leghista, tutti i giorni compro la Padania che mi piace moltissimo. Seguo sempre “Qui Lega” e “Governo della Padania”, partecipando con interesse e curiosità ai comizi in quel di Cuneo. Concordo su quasi tutto; ma debbo anche fare un appunto non troppo piacevole. Ai comizi del signor Farouk Ramadan, non mi sogno di andarci, neanche se fosse sotto casa mia. Dubito che ci andrò in futuro. Non ne discuto l’integrità morale (altrimenti non potrebbe portare avanti l’impegno che si è assunto a favore dei padani), ma su di lui ho un’unica curiosità: in base al nome, non è italiano (d’origine); padano ancor meno. Che ci fa nel Governo della Padania? La cosa mi stravolge.
GIULIANA – Pocapaglia (Cuneo)”
Risposta…
“Apprezziamo la sua fedeltà a la Padania e alla Lega, la partecipazione ai comizi; troviamo lodevole la sua sincerità: ma il suo “appunto” ci procura una dolorosa stretta al cuore. Perché ci riesce difficile capire l’ingiustificata chiusura verso una persona che neppure conosce. Le pare giusto avere idee preconcette? Sarebbe come se io rifiutassi di leggere una lettera solo perché, poniamo, la grafia non mi aggrada. Lei quasi si compiace per il suo “no” a Farouk Ramadan; reputa che andarlo a sentire sia una perdita di tempo. Errore. Da questo signore verso il quale manifesta senza motivo “riserve”, forse potrebbe imparare qualcosa. Farouk, siriano di origine, è diventato medico in Italia e ha sposato una padana dalla quale ha avuto, mi pare, due figliole. Esercita la professione a Reggio Emilia e dai suoi pazienti è amato, dai concittadini è stimatissimo. Si dovrebbe guardarlo con sospetto solo perché il suo nome, non padano ma orientale, a qualche orecchio può non suonare bene? E se un domani venissero “accantonate”, per via del nome cinematografico o televisivo, le Sabrina degli Anni 60 o le Sue Ellen degli Anni 80? Farouk, la cui integrità morale è indiscussa, figura degnamente tra i membri del Governo della Padania, anche se non rinnega (perché dovrebbe?) la sua fede e la sua cultura. Che servono anche a noi. Egli ha modo e modi, conoscendone spirito e mentalità, di far capire agli immigrati che qui risiedono con diritti acquisiti, o che comunque qui si trovano legalmente, quali sono le nostre regole da rispettare tassativamente. Anche i padani doc non possono ignorare che molti stranieri sono volonterosi e onesti come tanti nostri connazionali che un tempo si trasferirono in America o in Australia. Dobbiamo evitare che le persone perbene, per disperazione e per sopravvivere, finiscano magari nella rete di mascalzoni. Uno come Farouk può sorvegliare sulla legalità dei comportamenti e impedire l’illegalità. Dunque, signora, non si stravolga. Bossi, che sa guardare lontano, non manifesta le sue perplessità. Partecipi dunque senza pregiudizi a qualche comizio del medico siriano-emiliano: scoprirà con imprevista soddisfazione che Farouk ha spirito padano. Anzi, padanissimo”.

Mi vengono le lacrime agli occhi… La chicca finale è qui

Un Carroccio Multietnico
Il Ministro all’Immigrazione arriverà a concludere: «Sempre più gente si avvicina a noi, sempre più gente ci sceglie. Io parlo con tantissimi immigrati, tutti sono affascinati dal progetto di vera libertà della Lega Nord».

Peccato, peccato che il “ministro” si dimetterà dalla sua “carica” in quanto “non condivideva la collocazione al centro-destra e le supposte tinte xenofobe del movimento di Umberto Bossi”.

Che idiota.

January 17, 2007

Nichane

Filed under: اللأخبار — kymyk @ 6:16 pm

Ho aspettato prima di scrivere qualcosa sperando che l’incubo non si tramutasse in realtà. Che si trattasse solo di una mossa pseudo-politica, un ammonimento, uno schiaffo… Invece, “Le forze del Male” hanno semplicemente vinto ancora.

Purtroppo il caso non trova nessun riscontro o spazio (fatta eccezione per “il manifesto”) nei media italiani. Quindi molti marocchini d’Italia possono ancora camminare spensieratamente per strada e, soprattutto, le autorità di rappresentanza marocchine non riceveranno nè mail di protesta, nè contestazione per quanto è accaduto in Marocco. Si vanteranno di essere un paese democratico!!!

Breve cronologia della Storia:

  • Il settimanale Nichane, nel numero del 09 – 15 dicembre 2006, pubblica un’inchiesta col titolo: “Satira, come i marocchini scherzano sulla religione, sulla sessualità e sulla politica”. Sono trascritte alcune barzellette che la gente normalmente si racconta per strada;
  • Dopo 4 giorni dalla pubblicazione è scandalo: partono le proteste e le petizioni on line delle associazioni islamiche. Anche il movimento islamico Al Adl Wal Ihssane (Giustizia e Benevolenza) ha aderito alla protesta;
  • Lo scandalo si allarga e giunge anche in Medioriente. Il parlamento Kuweitiano filoamericano consegna una lettera formale di protesta all’ambasciatore marocchino;
  • Le autorità marocchine reagiscono quando oramai le copie sono già state ritirate per lasciar spazio al numero successivo. Il direttore, Driss Ksikes, e la giornalista, Sanaa al-Aji, vengono citati in giudizio l’08 gennaio. A nulla valgono le scuse e le spiegazioni dei due interessati. Il Pubblico Ministero chiede la “condamnation à 5 ans de prison des deux journalistes et l’interdiction de la publication de l’hebdomadaire ainsi que de l’exercice de la profession pour les deux journalistes”;
  • 15 gennaio, la condanna: 3 anni di reclusione, pagamento di 80mila dirham (8 mila euro) di ammenda e la chiusura del settimanale per due mesi. Il tutto per ”publication et distribution d’écrits contraires à la morale et aux moeurs, et ce conformément aux articles 41, 59, 67 et 68 du code de la presse”. Vengono, quindi, in parte non accolte le richieste del PM.
Saaa Al Aji

Sanaa Al Aji

Driss Ksike

Driss Kiskes

Il caso di cronaca non è certamente (ed aggiungo “purtroppo”) nuovo in Marocco in quanto, poco tempo fa, un giornalista Ali Lamrabet è stato condannato (per essere successivamente graziato dal Re Mohamed VI) per aver pubblicato una satira sul Re. Nonostante ciò, il Marocco è il secondo paese arabo per quanto riguarda il numero di pubblicazioni e, soprattutto, registra anche un miglioramento della qualità dell’informazione, con giornalisti sempre più efficaci. Non a caso, era considerato paese dalla stampa semi-libera, al pari dell’Italia di Berlusconi. (scusate se è poco!)

La diffusione della stampa e dei mezzi di comunicazione è uno dei segnali della rinascita del Maghreb Al Aqsa il quale, con una popolazione del 60% composta da trentenni o meno, pullula di gioventù desiderosa semplicemente di “vivere con dignità”, di confrontarsi con i giovani europei e con le sfide della globalizzazione. Anche se ci sono “incidenti”, anche se vi è ancora miseria. Basta ricordare il quartiere Sidi Moumen Strada di Sidi Moumendi Casablanca, diventato famoso per essere stato la culla degli attentatori che hanno fatto strage a Casablanca il 16 maggio 2003, oppure per essere la bidonville dove si trova Zebbalat Mirikan, “La Discarica dell’America”, ossia una collina di rifiuti formatasi negli ultimi 30 anni nella quale, l’anno scorso, un bambino di 11 anni è annegato mentre giocava con il fratellino di 7 . Per non parlare poi della prostituzione minorile e del mercato del sesso, “lavoro facile” anche se malpagato molto di voga quando i marocchini, residenti in Europa, rientrano per le vacanze. (Di più non so. Lo Giuro!)

Attualmente il Marocco, come ogni paese in via di sviluppo, è stracolmo di contraddizioni: Il gendarme ti dà il benvenuto quando entri in birreria, ma se esci ubriaco ti legna; le birre sono vietate ma hanno il timbro del Ministero degli Esteri. Poi i ricchi che si lamentano della criminalità, i poveri che sono costretti a strisciare per terra ed Hachich che alimenta le mafie; saccheggi, bambini orfani costretti a vagabondare nelle baraccopoli, discriminati ed odiati in quanto si bruciano il cervello sniffando la colla precedentemente spalmata dentro un sacchetto di plastica. E che fa ribrezzo vedere questo sacchettino da popcorn attaccato alla bocca, gonfiarsi e sgonfiarsi continuamente.

Intanto, mi sembra doveroso segnalare che sul sito di Nichane potete sottoscrivere una petizione contro la sentenza e per la libertà di stampa.

P.S.  Nichane (نيشان) è una parola dialettale marocchina che significa “dritto”. Sir nichane (سير نيشان) significa “vai dritto”. Ora io vado a casa(blanca).

December 28, 2006

Faoda!!!

Filed under: Interazione — kymyk @ 1:43 pm

 

La festa per l’arrivo del nuovo anno coinciderà, o quasi, con la festa del Aïd El Kébir , la seconda ed importante festa islamica che si celebra ogni 10 del mese Dhou Al Higgia e nella quale si uccide un capretto in ricordo del (eventuale) sacrificio del figlio di Abramo. Si tratta di una celebrazione che ha sì un significato religioso eguale per tutte le famiglie, ma che ha anche un risvolto pratico differente, dipendente dalla cultura e soprattutto dalle disponibilità economiche delle persone che la festeggiano, dove le famiglie “ricche” vivono la festa come puro cerimoniale – noioso o meno, dipende dalla loro fede – , mentre quelle povere vivono l’Aïd come un grande momento di abbondanza e prosperità: la disponibilità di carne durante l’Aïd è tanta ed è senz’altro un motivo di gioia.
In Europa i musulmani sono generalmente abbastanza ricchi da permettersi di comprare un montone, ammazzarlo per poi (non) mangiarlo. Non si tratta di pura cattiveria, ma il risultato di molteplici cause, ossia:

– Inserimento;
– Imborghesimento;
– La carne del montone europeo fa schifo.

L’inserimento in una società secolarizzata e “automatizzata”, nella quale tutto viene oramai venduto a “prodotto finito”, fa sì che una persona perda progressivamente l’abitudine di “uccidere e faticare per mangiare”. La disponibilità di denaro fa decadere l’aspetto pratico della celebrazione ed è infinitamente più comodo andare da un supermecato o Macelleria Halal a comprarsi quello che serve e si desidera. Non un intero montone da 50 kg, di cui la carne è avariata perché non pascolava i prati e mangiava materie grasse; non ha mai fatto gym o copulato in vita sua.
Come se non bastasse,l’Aïd el Kebir verrà a coincidere ( o quasi) con la festa per il nuovo anno. Sarà interessante vedere come i musulmani europei vivranno lo choc di passaggio da una festa “sacra” ad un’altra “profana”, dal Salat el Aïd al Felice 2007, o ancora dalla trippa in famiglia allo champagne con gli amici.
La stretta vicinanza delle due feste potrà essere anche un’occasione per una reciproca conoscenza? I musulmani, che si presentano con lo stufato di agnello alla cena di capodanno, saranno capiti? E quelli che si non presenteranno andranno tutti a dormire a mezzanotte?
Si faranno gli auguri reciprocamente per un buon Aïd e felice 2007 oppure ognuno per gli “affari suoi”?

Non serve essere profeti, tante persone non se ne accorgeranno: mancato incontro, mancato scontro. E si continua vivere con pregiudizi. Concludo riportando una conversazione con un amico.

A. Jeppo
B. Moh

A. Cosa pensi di fare per capodanno?
B. Bella domanda. Sinceramente non saprei…Cmq ci sarà una festa islamica nei paraggi!
A. Ah sì? E cosa pensi ci sarà? Bombardamenti, cosa distruggerete?
B. Beh, sarà una festa di sgozzamenti!!!
A. Di infedeli? Mamma mia…
B. Di capre!
A. ??? !!!

kymyk

2006.12.29 19:00
Update: La festa del Aïd El Kébir , chiamata anche Aïd al Addha (عيد الاضحىا), è domani, sabato 30 dicembre. Buon Aïd a tutti!!!

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